Ponte Navi, il porto di Verona

 

A metà strada tra il centro storico della città e il convento dei francescani, lungo il corso dell’Adige, vi era il porto di Verona. Oggi non è più riscontrabile alcuna traccia di quell’importante sito medioevale. Fortunatamente ci è rimasta la sua immagine lasciataci da Bernardo Bellotti nel suo bel dipinto del settecento ed inoltre la descrizione che ne fa Michele de Montaigne nel diario del suo viaggio in Italia del 1580. Questo imponente costruzione era stata realizzata con un articolato ponte a tre grandi arcate sormontato al suo centro da una torre a difesa dell’ingresso alla città. Sulla terza arcata, nel mezzo dell’alveo del fiume, era stato costruito un molo per le operazioni di imbarco e sbarco dei battelli e delle barche che assicuravano la navigazione per Venezia e l’entroterra lombardo veneto. Distrutto da ripetute inondazioni e dai bombardamenti dell’ultimo conflitto, non vi è più alcuna traccia di sé. In quello stesso luogo vi è oggi un anonimo e snello ponte in cemento privo di attracchi e di attività commerciali. Dopo Montaigne e il Bellotti il terzo personaggio che ammirò e descrisse quel pittoresco ponte scomparso, è quindi Michelangelo Florio che lo descrive nell’introduzione dell’opera “I due gentiluomini di Verona”. Lo fa affidandosi alle parole del personaggio Valentino che cerca invano di dissuadere l’amico Proteo dal voler partire alla volta di Milano. Costui però ha fretta e gli risponde: “No caro Proteo, salutiamoci ora, ché mio padre mi attende al porto per vedermi imbarcare”. Lo spettatore londinese, che nel Cinquecento assisteva alla rappresentazione di quell’opera, non avrà certo mancato di pensare ad un nuovo errore dell’autore, non conoscendo quel lontano paese. Talaltro spettatore avrà invece ritenuto che quelle città, come Verona, Padova, Belmonte e Milano fossero tutte allineate sulla costa adriatica.

SITO IN ALLESTIMENTO

Copyright © 2017 www.shakespearetoitaly.it. Tutti i diritti riservati.
Joomla! è un software libero rilasciato sotto licenza GNU/GPL.