Palazzo Ducale, sede del Doge e delle altre Magistrature della
Repubblica Serenissima

 

L’autore, nel comporre l’opera “Otello, il Moro di Venezia” trae l’ispirazione dalla settima novella della terza deca degli Ecatommiti di Gian Battista Giraldi, detto Cintio. Michelangelo Florio, che si recava spesso a Venezia, dà ampia dimostrazione della sua buona conoscenza della città e della situazione politica di quella repubblica, quale si presentava tra gli anni 1537 – 1577. L’opera - probabilmente scritta durante il periodo in cui Florio era esule a Soglio, nei Grigioni, ma rappresentata a Londra nel 1604 - è stata sempre oggetto di critiche da parte degli studiosi per le discordanze temporali tra il testo e gli avvenimenti storici rappresentati nel lavoro. Quello che da critici e da commentatori inglesi vengono ancora oggi eccepiti come discrepanze temporali, ora - in base a quanto emerso dalle recenti ricerche - acquista chiarezza e corrispondenza cronologica. La trama di quest’opera si colloca infatti nella prima metà del XVI secolo, circa trent’anni prima dell’invasione dei Turchi nell’isola veneziana e della caduta di Famagosta nel 1570 difesa dalla flotta della Serenissima e del barbaro eccidio del governatore civile Marcantonio Bragadin. L’opera descrive ampiamente con molti dettagli, la particolare strategia difensiva, le opere portuali e i bastioni costruiti dai veneziani per difendere la lontana isola greca di Cipro. Gli invasori turchi avevano già da tempo occupato l’intera Grecia continentale e la Macedonia e si apprestavano a sbarcare nelle principali isole dell’Egeo sotto il dominio di Venezia. Come gli altri lavori teatrali, l’opera dovrebbe essere stata concepita durante i lunghi anni trascorsi in esilio nel solitario villaggio di Soglio nelle Alpi tra la Valtellina e la Val Bregaglia. Per questo motivo, quando l’opera venne in seguito presentata a Londra nel 1604, l’autore non poteva certo modificarne il testo per aggiornare gli eventi storici nel frattempo intervenuti in tal modo alterando la trama della tragedia umana dei protagonisti principali - il Moro e Desdemona - che rappresenta il vero contenuto dell’opera. In conclusione non vi fu alcuna discrepanza temporale da parte dell’autore.

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