La costa di Aquileia e Sistiana

 

La nuova scena della stessa opera si svolge sorprendentemente oltralpe, precisamente in Boemia: il sipario si alza su di una “…plaga desolata presso il mare.”! Com’è possibile? Una volta ancora letterati e critici si sono nuovamente visti costretti ad annoverare nuovi imperdonabili errori geografici, in cui il povero William, autoctono in Inghilterra, continuava a cadere in materia geografica. Sulla scena appare il barone Antigono appena sbarcato da un vascello del re germanico Leonte, ormai salpato da giorni da Palermo e in navigazione nell’Adriatico settentrionale verso la Boemia.

Di lì a poco la nave raggiunge la costa veneta e il comandante porta l’imbarcazione “su di una plaga desolata presso il mare”. Il barone, dubbioso sulla rotta fin là seguita, si rivolge al timoniere chiedendogli se fosse certo di essere approdato proprio in terra di Boemia. Il bravo nocchiere invece è sicuro del fatto suo e risponde al Barone confermando di essere proprio in Boemia. Altrettanto sicuro, come il timoniere del vascello boemo, era evidentemente anche il saggio Michelangelo, cui non mancava certo la conoscenza della storia oltreché quella della geografia politica di una regione a lui cara come quella della repubblica Serenissima.

Bisogna infatti risalire al IX secolo quando, con la morte del re barbaro Ottokar II di Boemia, cadono sotto la dominazione degli Asburgo, oltre alla Stiria, anche la Carniola e la Carinzia. Si volle allora consentire a quelle regioni d’oltralpe di poter avere un accesso al mare Adriatico per le necessità commerciali. Si destinò perciò di assegnare due brevi tratti di costa su entrambi i lati della penisola istriana, a quel tempo possedimenti veneziani, raggiungibili attraverso le strade dell’interno verso i passi alpini. Quello più occidentale era quello di Duino, un villaggio di pescatori nel Golfo di Panzano, dove oggi è posto il bel Castello di Duino tra Aurisina e Monfalcone. Alcune carte geografiche di quel periodo storico mostrano infatti due distinti corridoi viari attraverso i quali gli stati germanici d’Oltralpe avevano la possibilità di accesso ai porti marittimi dell’Adriatico per i propri traffici. L’uno a oriente a Fiume e l’altro a ponente tra Aquileia e Portorose.

L’autore non indica il luogo esatto dell’approdo, ma quello sbarco ai nostri giorni potrebbe essere localizzato in una delle spiagge o insenature del tratto tra l’odierna Sistiana e Aquileia.

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