Il Castello

 

Nel secondo atto il Governatore di Cipro Montano osserva, assieme ai suoi uomini, il mare tempestoso nei pressi delle grandi mura che cingevano il porto di Famagosta. L’autore descrive inoltre la città posta su di un promontorio protetta da enormi bastioni che connettevano le rocce del lato esterno del porto con la terra ferma. Da quelle alte mura essi osservano le onde di una forte tempesta che i grandi bastioni a stento respingevano. Al largo flotta turca, si preparava ad attaccare di sorpresa Cipro. Le navi, turche sorprese dalla tempesta, vengono così travolte dai marosi e l’isola è salva. Nel secondo atto l’autore, attraverso le frasi che si scambiano i vari personaggi, ci presenta lo scenario in cui viene descritto l’arrivo della nave con la quale giunge a Cipro Desdemona. La donna amata da Otello viene ospitata al Castello che domina il porto della città; era un vecchio maniero ristrutturato proprio in quei giorni dall’architetto veneziano Giovanni Girolamo Sanmichele. Faceva parte delle grandi opere difensive che Venezia aveva predisposto per tempo dopo l’invasione dei turchi. Inoltre a difesa di tutta la città erano state rinforzate le grandi mura con sedici bastioni alti trentacinque piedi. A fianco del Castello c’era un doppio porto, uno esterno, d’ingresso, e l’altro interno più difendibile. Storicamente sappiamo che in quel tempo il Governatore civile del possedimento veneziano era il comandante Marcantonio Bragadin, cui era affidata la difesa del possedimento. Come è ben noto purtroppo i turchi riuscirono poi a sbarcare e a cingere d’assedio Famagosta. Travolte le difese, Bragadin fu preso a tradimento dai turchi, torturato legato ad una colonna, spellato e arso vivo. Era il 17 agosto del 1571. Venezia reagì con forza promuovendo una intesa militare, detta Lega Santa, con l’Impero di Carlo V, lo Stato Pontificio, il Ducato di Savoia, il Granducato di Toscana e la Repubblica di Lucca che, radunate le flotte cristiane a Messina, distrussero a Lepanto la flotta ottomana il giorno 7 ottobre successivo.

 Evidentemente l’autore venne influenzato da tali avvenimenti perché, a quanto pare, egli conosceva bene quei posti. Infatti, in base a talune evidenze, sembra certo che Michelangelo Florio si sia recato in Grecia, forse in più occasioni, sia per studio sia come esperto di letteratura greca nel corso delle diverse spedizioni organizzate in quel tempo per il recupero dei manoscritti e degli incunaboli delle biblioteche bizantine.

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