Le prigioni vaticane di Tor di Nona

 

Michelangelo Florio, arrestato in Valtellina nel 1548, venne rinchiuso per ventisette mesi nelle prigioni romane di Tor di Nona. L’edificio si trova sulla riva sinistra del Tevere nella sponda opposta al Castel Sant’Angelo, i cui locali erano stati ricavati adattando una vecchia torre nel porto fluviale dell’antica Roma. Il Tevere lambiva le prigioni che all’epoca non erano protette dai grandi muraglioni costruiti nei secoli successivi e che oggi lo separano dall’imponente Castel Sant’Angelo. Michelangelo, giudicato eretico, venne condannato a morte. Alcuni aderenti ai gruppi di riformati, che si ha ragione di ritenere fossero organizzati dalla duchessa Renata di Francia, riuscirono però il 6 maggio del 1558 a farlo evadere. Aiutato dagli ambienti della Riforma, costoro lo misero poi in condizione di raggiungere Venezia e di lì espatriare a Londra nel novembre del 1550.

In quelle stesse prigioni venne tenuto in prigione, qualche anno dopo, il filosofo Giordano Bruno. Il Florio lo aveva conosciuto a Parigi e si frequentarono in seguito a Londra negli anni in cui il filosofo fu ospite, assieme a John Florio, nell’Ambasciata di Francia, dal 1583-’85, in occasione del progettato matrimonio tra la regina Elisabetta e il pretendente Francesco d’Angiò, duca di Alençon, fratello del re di Francia. John Florio era stato assunto come consulente dall’ambasciatore francese Michel de Castelnau.

Purtroppo il povero Giordano Bruno non ebbe la stessa fortuna dell’amico Michelangelo il quale invece riuscì a fuggire dalle prigioni di Tor di Nona.

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