Vulcano e le isole Eolie

Nei primi del Seicento, Michelangelo Florio ormai avanti con gli anni sentiva di dover lasciare a suo figlio il ricordo della sua travagliata vita e il suo testamento spirituale. “La Tempesta” assolve questo lascito. Quest’opera è considerata la sua biografia in chiave metaforica, come rilevano sia il letterato Saul Gerevini sia il prof. Lamberto Tassinari, docente ora in Canada. In quell’opera sono contenuti allegoricamente tutti i riferimenti alle sue colpe ed ai peccati di cui egli si pente e chiede prima della sua morte, perdono agli offesi. Tutto questo è inserito lungo il percorso di un fantastico e tempestoso viaggio in mare a ritroso da Milano alla Sicilia dove i personaggi approdano su di un’isola trovando finalmente la pace. La meta finale è Vulcano, ma nella descrizione del lungo tragitto, appaiono come un itinerario di incanti le isole Eolie con accenni al Gran Cratere (la Fossa di Vulcano), la valle dei Mostri (Valley of Monsters), le sorgenti termali con le sue sabbie gialle (hot mud pools), la Grotta del Cavallo (the horse Grotto), il Vulcancello (little Volcano), la Grotta dei Palazzi (Palisades cave) e infine la Contrada del Gelso (the Mulbert district). È una descrizione minuta e completa nella quale Michelangelo Florio fuga ogni dubbio sulla sua conoscenza del posto usando esattamente gli stessi nomi locali dei luoghi tradotti pedissequamente in lingua inglese. Con ciò volendo dimostrare che solo chi si fosse recato negli anfratti di quella lontana isola poteva descrivere così minutamente quegli splendidi scenari naturali.

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