Il Tempio di Segesta

 

Nella prima scena del terzo atto, sempre del “Racconto d’inverno” è descritto l’arrivo di Cleomene e Dione di ritorno dal loro viaggio al santuario di Delfo per ascoltare l’oracolo di Apollo avendo adempiuto al loro gravoso incarico. Risalita la costa meridionale della Sicilia e attraversato lo stretto di Favignana verso Trapani, i naviganti sono in vista del Tempio di Segesta. “Il clima è mite, l’aria è dolce, fertile l’isola e il Tempio avanza di molto le lodi che gli son d’ordinario tributate.” Per la verità, l’autore del testo, che evidentemente conosceva bene la sua madrepatria, non fa altro nella sua descrizione che confermare la rotta che i navigatori siciliani avevano sempre seguito nei loro viaggi verso la Grecia sfruttando al meglio i venti, le correnti del mare e le coste con i loro capi e promontori come punti di riferimento. Dalle cronache del tempo risulta che i naviganti siciliani sapevano che l’intero percorso si poteva compiere in soli ventitré giorni.

L’autore infatti lo conferma (“Racconto d’inverno” - Atto II, scena III) indicando in ventitré giorni “… una buona speditezza …” per chi debba andare in Grecia da Palermo e fare ritorno sfruttando le migliori condizioni di rotta. E in effetti ancora ai nostri giorni i naviganti preferiscono seguire all’andata la costa settentrionale dell’isola, scendere quindi attraverso lo stretto di Messina e costeggiare la Calabria verso il mezzogiorno, doppiare Santa Maria di Leuca verso levante e la Grecia fino al golfo di Patrasso e lo stretto di Corinto. Il “Tempio” sopra descritto è a Delfi, ai piedi del monte Parnasso. Al ritorno, la rotta è il contrario dello stesso percorso, fino alle coste della Calabria, ma da Capo Spartivento è bene puntare per Siracusa e Pachino e risalire poi a ponente verso Agrigento e Trapani. Questo è appunto il viaggio compiuto da Cleomene e Dione, i quali infatti giunti a Punta Raisi essi scorgono sulla costa il Tempio di Segesta. È uno dei meglio conservati templi datato alla seconda metà del quinto secolo prima di Cristo e uno dei più significativi esempi di architettura dorica ancora esistenti.

A questo riguardo dobbiamo rimarcare che molti critici e letterati annoverano il brano di questo viaggio di Cleomene e Dione tra i presunti errori geografici e mitologici nei quali Shakespeare sarebbe incorso. Gli si addebita di aver confuso l’isola di Delo con il tempio di Delphos scambiando la costa della Sicilia con quella del golfo di Patrasso.

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