Biblioteca Pontaniana

 

La fondazione della Biblioteca risale al 1443, ma prese il nome di Pontaniana dal suo presidente Giovanni Pontano. Nel nuovo secolo XVI era divenuto il luogo dove l’ambiente culturale napoletano si raccoglieva per aderire alle nuove istanze mutuate dagli ambienti rinascimentali più progrediti. In quell’ambiente intellettuale emergevano personaggi come Matteo Tafuri, amico di Della Porta, Giovanni Paolo Vernaleone, Francesco Cavoti, Bernardo Tasso e Benedetto Dio Falco, che è annoverato tra i principali attori che animavano in quei giorni la “questione della lingua” assieme ai più noti Pietro Bembo, Giangiorgio Trissino e Baldassarre Castiglione.

Dal 1535 ne seguì un inatteso quanto rapido sviluppo determinatosi a seguito della saldatura dell’ambiente napoletano con la cultura rinascimentale più matura delle corti dei principati settentrionali specie quelli di Venezia, di Milano, di Firenze, di Mantova e di Ferrara. La figura di Juan de Valdés e i suoi incontri spirituali divulgati dalla duchessa Giulia Gonzaga, attrassero una larga schiera di intellettuali al punto di coinvolgere anche alti prelati della curia vaticana che aderirono in larga misura al circolo evangelico formando quel centro napoletano da cui ebbe origine di riflesso la divulgazione in tutto il paese delle nuove istanze riformatrici in Italia.

La sanguinosa repressione del cardinale Gian Pietro Carafa - il futuro papa Paolo IV- prima e la Inquisizione poi, determinarono la chiusura della Biblioteca Pontaniana con la distruzione di tutto quanto potesse costituire traccia di testimonianza di quella genesi riformatrice.

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