I Navigli di Milano e le vie d’acqua tra Milano e Venezia

Come noto, tra il 1506 e il 1513 Leonardo da Vinci, viene convocato a Milano da Lodovico il Moro, per studiare i livelli della conca del Naviglio di Milano e il metodo per convogliare gli abbondanti corsi d’acqua della Padania e utilizzarli come vie d’acqua tra la Lombardia e il Veneto. Il suo progetto era quello di poter allacciare il Naviglio della Martesana alla cerchia interna dei navigli che scorrevano in città, attraverso due chiuse a San Marco e all’Incoronata. In questo modo sarebbe stato possibile attraversare la città via acqua e, in prospettiva, collegare il fiume Adda al grande Ticino. L’imponente opera fu felicemente realizzata assicurando un concorrenziale e più sicuro collegamento tra Venezia e Milano, potendo poi proseguire per Pavia fino al Lago Maggiore.

Il prof. Richard Paul Roe, dell’università di California ha fatto recentemente una ricerca approfondita sull’intero percorso del sistema idraulico che permetteva di percorrere la via d’acqua tra Venezia e Milano evitando di seguire la via carrozzabile pedemontana scomoda e poco sicura, che univa i territori della Repubblica veneta con Brescia, Bergamo e Monza. Dal centro di Venezia ci si imbarcava su di un burchiello verso Chioggia, imboccando la foce del fiume Brenta. Il natante era una comoda imbarcazione a remi, che aveva a bordo una grande cabina a quattro o cinque finestre, nella quale potevano trovare posto diversi passeggeri e sul tetto aveva un ampio spazio per il trasporto di bagagli e merci. All’interno il natante era dotato di comode poltrone e arricchito di eleganti arredi e tende alle finestre. Dal fiume Brenta a Brondolo, il burchiello veniva trainato da una o più coppie di cavalli. Una linea serviva le comunicazioni con la vicina Padova, dove vi era l’università; mentre l’altra, imboccata la foce dell’Adige e giunta a Legnago, attraversava un canale colà realizzato per raggiungere Ostiglia da dove proseguire il viaggio sul grande Po con fermate a Revere, a Cremona e a Cassano d’Adda. Da Cassano iniziava il canale della Martesana che permetteva non solo di raggiungere Milano e il suo centro attraverso i navigli interni e il suo porto, ma anche di proseguire il viaggio a Pavia e - attraverso il Ticino - il Lago Maggiore.

Molte sono le occasioni in cui l’autore fa riferimento nel testo delle sue opere a queste vie di comunicazione. Egli dimostra di conoscere - come vedremo - anche i dettagli del tragitto, le fermate dei traghetti, addirittura le distanze da Venezia. Accadde così che i critici teatrali e letterati stranieri, in particolare quelli di lingua inglese, si meravigliassero del fatto che l’autore parlasse così spesso di “imbarchi” e “traghetti” e di “sbarchi” dei passeggeri a Padova, a Verona e a Milano, tutte città notoriamente ben lontane dalle coste dell’Adriatico. La loro giustificazione fino ai nostri giorni è stata tradizionalmente quella per cui William Shakespeare, che notoriamente non lasciò mai l’Inghilterra, fosse stato tratto in errore avendo raccolto generiche notizie e racconti sull’Italia da marinai di passaggio nel porto di Londra, viaggiatori e uomini d’affari provenienti dal lontano Mediterraneo. Spiegazione che è tuttora una appagante giustificazione per le loro tesi e una sufficiente motivazione dei supposti errori e delle pretese inesattezze geografiche.

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