Abbazia di San Gregorio al Pozzo

Nel testo dell’opera “I due gentiluomini di Verona”, l’atto quinto si apre con la scena presso l’Abbazia di San Gregorio, un luogo appartato raggiungibile da chi usciva dalla Porta Orientale, percorrendo la strada per raggiungere il Lazzaretto. Superato l’imponente edificio ospedaliero e proseguendo sempre per la stessa strada di campagna, si giungeva all’Abbazia. Per accedervi vi era una postierla, come è visibile dalle mappe del tempo (Gio Batta Bonacina del 1629) che la ritraggono anche in prospettiva. Quello era il luogo dell’appuntamentodatosi da Silvia, la figlia del duca di Milano, in fuga per amore di Valentino, e l’amico Eglamur, presso la cella di frate Patrizio per poi proseguire ambedue per la strada di Verona. Ebbene, di quel luogo solitario il Florio ne fa una descrizione circostanziata individuando anche la piccola postierla nel muro di cinta della abbazia, presso la quale i due fuggiaschi dovevano incontrarsi. (Atto V, scena I - Milano, un’Abbazia. Silvia rivolgendosi a Eglamur: “Amen, amen! Non vi fermate buon Eglamur e usciamo subito per la postierla del muro dell’abbazia …”). Là era la cella di padre Patrizio, il medesimo luogo descritto anche dal Manzoni nella sua nota opera al capitolo XXXV. Ce ne rendiamo conto solo oggi, dopo ben cinque secoli. Il tutto è riprodotto fedelmente dalle mappe topografiche del tempo da noi acquisite.

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