Il Lazzaretto e la sua Chiesa di Santa Maria della Sanità

 

Dopo la peste del 1484-90, Ludovico il Moro conferisce l’incarico a Lazzaro Cairati di realizzare un luogo al di fuori delle mura della città, una adeguata struttura ospedaliera dove curare i malati colpiti dalle epidemie che anche a Milano si ripetevano negli anni. Fu ritenuta idonea la vasta zona agricola fuori Porta Orientale nei pressi della Abazia di San Gregorio, dove già in passato erano stati esumati i corpi di precedenti attacchi di peste e dove le comunicazioni per il trasporto dei defunti erano facilitate dalla vicinanza con il naviglio della Martesana. Il Cairati, sembra su disegni del Filarete, realizza un grande edificio quadrato con lati di 375 metri a ingresso unico presidiato da guardie. L’intero complesso era circondato da un grande fossato riempito d’acqua che ne accresceva l’isolamento. Il perimetro centrale era costituito da 504 arcate all’interno delle quali si contavano 288 camere per i degenti e i servizi. Al centro del grande cortile interno era posta una chiesa dedicata a Santa Maria della Sanità, priva di pareti esterne, nella quale venivano ufficiate le celebrazioni, in modo tale che tutti i degenti potessero dalle stanze assistere alle funzioni.

Oggi tutto questo enorme complesso non esiste più se non la Chiesa, la quale col tempo non solo ha mutato la dedica, (oggi è consacrata a San Carlo, per il ruolo avuto nella pandemia del 1629, raccontata dal Manzoni), ma essa appare oggi soffocata da enormi fabbricati che incombono tutto attorno a causa della massiccia antropizzazione avutasi nel periodo napoleonico. Quei luoghi al di fuori delle mura della città, un tempo destinati alle coltivazioni, ospitavano anche vastissimi boschi, anch’essi descritti dal Manzoni, estensioni di verde che giungevano sino all’Adda sulla strada per Brescia e Verona. Oggi questa Chiesa è visibile, parzialmente restaurata, percorrendo le vie tra Corso Buenos Aires e via Lazzaretto, soffocata dai palazzi circostanti. Delle grandi arcate poste ai lati del Lazzaretto, resta solo un breve tratto (una decina di archi) occupati da alcuni religiosi russi ortodossi non riconosciuti dalla Chiesa ufficiale russa. Sarà un problema liberarla. Questi preziosi cimeli storici, relitti dopo tante disinvolte demolizioni, dovrebbero essere recuperati e conservati come testimonianza della storia di Milano e parte del patrimonio letterario e museale consegnatoci da Alessandro Manzoni e da Michelangelo Florio e colpevolmente oggi ignorato.

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