Sabbioneta

 

Questo gioiello rinascimentale, una vera città ideale, era un piccolo ducato del ramo primigenio dei Gonzaga di Mantova. Lo fondò a metà del Cinquecento un cugino del duca Vespasiano Gonzaga Colonna, che nel 1526 sposò Giulia Gonzaga appena tredicenne del ramo dei Gonzaga di Sabbioneta. Morto Vespasiano dopo soli due anni, Giulia Gonzaga Colonna si trasferì nel 1534 a Fondi nell’imponente castello dei Colonna dominante i vasti possedimenti feudali lasciati in eredità dal marito al confine tra il Lazio e la Campania. La giovane vedova, in possesso di raffinata cultura acquisita alla corte di Mantova, dette vita in quel castello ad un cenacolo di letterati e intellettuali campani, tra i quali Marcantonio Flaminio, l’amica Vittoria Colonna, Pietro Carnesecchi e il noto riformatore spagnolo Juan de Valdés. La duchessa Giulia Gonzaga, profondamente influenzata dallo spagnolo, non solo aderì al gruppo di riformatori, ma divenne in seguito, dopo la di lui morte, depositaria di tutte le opere di de Valdés. Michelangelo Florio la conobbe soggiornando a Mantova e nella vicina Sabbioneta e frequentando il cenobio di letterati e di poeti creato dalla duchessa nella sua dimora a Sabbioneta, che dai frequentatori di quella corte venne chiamato allusivamente la “Piccola Atene”.

Sabbioneta, assieme alla vicina Mantova, offre eccezionali testimonianze di realizzazioni urbane, architettoniche ed artistiche del Rinascimento, sorte durante il periodo di governo della potente famiglia dei Gonzaga, che da Mantova dominava la parte meridionale della Lombardia. La partecipazione di architetti di grande fama, quali Leon Battista Alberti e Giulio Romano, pittori come Andrea Mantegna, fecero sì che quelle località rappresentassero la realizzazione di comunità urbane del tutto nuove secondo la moderna visione funzionale di quel fulgido periodo: una urbs basata sul concetto rinascimentale di “città ideale”.

Michelangelo doveva probabilmente recarvisi volentieri dato il suo interesse verso la cultura classica sia greca sia latina. Lo dimostra la sua amicizia verso la duchessa Giulia Gonzaga, i loro trascorsi a Napoli e a Ischia, e molti anni dopo, l’aiuto ricevuto nella sua fuga dopo la sua evasione dalle prigioni romane di Tor di Nona, allorché fu da lei messo in grado anche finanziariamente di poter raggiungere Venezia per rifugiarsi in esilio in Inghilterra nel novembre del 1550.

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